Gli articoli di “Nuova Eden” e la replica

L’8 ottobre 2019 sul blog “Nuova Eden” è comparso un lungo e articolato saggio intitolato “Riflessioni sul Cancrismo“.

L’autore, anonimo, in un commento dichiara: “ho scelto di mantenere l’anonimato proprio per non far sì che la mia persona passi in primo piano e copra ciò che ho da dire e il mio pensiero passi così in secondo piano rispetto alla mia persona. Non ha importanza chi formula il pensiero, importa il contenuto e il messaggio che si vuole trasmettere, solo questo dovrebbe importare. Ad ogni modo, per venirle comunque in contro, le basti sapere che mi chiamo Alessandro

Sul medesimo blog il 2 agosto 2013, ben due anni prima della pubblicazione de “Il Cancro del Pianeta” era apparso un articolo dal titolo “L’uomo, il cancro del pianeta“, sempre del medesimo autore anonimo (Alessandro).

Il 12 gennaio 2020 sul blog Effetto Cassandra è uscita la risposta ad Alessandro e al saggio da lui pubblicato su Nuova Eden.

L’uomo, il cancro del pianeta

venerdì, 2 agosto 2013

dal blog “Nuova Eden”

Tempo fa, scherzando con un amico mentre guardavo Google Maps, dissi che “l’uomo è il virus del pianeta”. In un primo momento la cosa mi sembrò esagerata, ma ripensandoci bene mi sembrò proprio il termine appropriato. Più che virus, forse, sarebbe meglio dire cancro.

Infatti sebbene per certi virus vi è una cura, per l’uomo sembra proprio non vi sia alcuna soluzione a breve termine.
Proprio come per il cancro che sta diventando una malattia sempre più diffusa fra gli uomini e a cui, sembra, non vi sia ancora alcuna cura facilmente accessibile.

mappa 1…..mappa2

Osservate ora queste due immagini, apparentemente non hanno nulla in comune. Però se guardate bene nella prima immagine potrete notare una chiazza grigiastra che si espande in modo molto disordinato ricoprendo man mano le zone più verdi.
Affianco, invece, potete osservare un fungo parassita delle rose chiamato “ruggine della rosa”. La somiglianza è sconcertante.

E’ stato stimato che il pianeta oggi conta più di 7 miliardi di abitanti e che nel 2040 il loro numero potrebbe aumentare fino a 9 miliardi (il che equivale ad un aumento del 30% circa della popolazione in soli 30 anni). A cosa è dovuta tutta questa esplosione demografica? Sicuramente la diminuzione del tasso di mortalità è da attribuire soprattutto ai progressi nella medicina moderna e al costante rifiuto della morte sia da parte dei medici che dell’opinione pubblica (si pensi ad esempio al fenomeno dell’accanimento terapeutico e al rifiuto dell’eutanasia). L’altro fattore importante che ha contribuito in tutto questo è sicuramente il progresso tecnologico e l’incremento della produzione agricola a discapito però dell’ambiente e della fertilità del suolo. Ciò ci fa riflettere su come l’aumento della popolazione umana è inversamente proporzionale alla qualità dell’ambiente. Questo è dovuto al fatto che, nell’attuale situazione globale, il “progresso” è una bestia molto affamata e chi ne fa parte non può fare a meno di entrare in un grande circolo vizioso in cui più si ha e più si vuole e ciò inevitabilmente porterà alla distruzione del nostro pianeta.

Certo, alcuni potranno dire: finché il pianeta riesce a sostenerci a questo ritmo la popolazione crescerà, quando non potrà più farlo (es. impoverimento del suolo, disastri ambientali) la popolazione calerà da sola. Beh grazie!… qui si tratta solo di morire di una morte lenta e dolorosa oppure…. già oppure? Un suicidio di massa? No… nulla di simile!
La soluzione potrebbe essere più semplice di quello che si pensi. Ed è una soluzione che tutti possiamo adottare. Ho scritto “potrebbe” perché in realtà gli ostacoli ci sono, ma sono solo nella nostra mente, nella mente di tutti noi.

Ad esempio, se la mortalità è troppo bassa… che dire allora del tasso di natalità mondiale? La maggior parte dei governi e delle nazioni occidentali fanno pressioni affinché la gente comune faccia figli. E’ importante che lo facciano, altrimenti il sistema, così come lo conosciamo, non potrebbe funzionare (chi paga le pensioni e gli aiuti sanitari se non ci sono nuovi lavoratori? ecc…). E’ tutta una questioni di soldi, come sempre. La gente viene spinta a fare figli per assicurare che il sistema continui a funzionare. Una soluzione eticamente accettabile, quindi, potrebbe consistere in una politica per il controllo delle nascite fatta in modo serio… sebbene vi siano degli ostacoli nell’attuazione di un ipotetico piano globale (anche dal punto di vista della fattibilità).

Poi ci sono quelli che sostengono che nel nostro pianeta c’è spazio abbastanza per tutti. Ma ne siamo davvero sicuri? Nella situazione attuale (ovvero se si continua così come stiamo facendo ora) è questione di tempo prima che inizino a sorgere i primi problemi dovuti al sovrappopolamento mondiale. Il primo fra tutti, come ho scritto sopra, l’impoverimento del suolo dovuto alle pratiche agricole intensive. E se il suolo si impoverisce… cosa pensate che potremo dare alle generazioni future da mangiare?
Se tutti, dico tutti, cambiassero il loro stile di vita convertendosi a pratiche non solo più etiche e razionali ma anche più sostenibili forse, dico forse, spazio per tutti ci sarebbe per un bel po’ di tempo. Ma così facendo il problema sarebbe solo rimandato… che dire fra 200-300-400 anni? ci sarà ancora abbastanza spazio per tutti? Quando l’uomo si troverà a dover scegliere fra lui e gli altri abitanti del pianeta, cosa sceglierà? Sceglierà se stesso? Stolto, non sai che la tua vita dipende da quella degli altri esseri viventi? Cosa sceglierà dunque? una morte lenta e dolorosa nell’illusione… oppure una seria presa di coscienza della realtà?

Non so voi, ma io non credo proprio che valga la pena vivere in un mondo in cui si abbattono ogni anno sempre più alberi per costruire complessi di villette e appartamenti mentre sempre più ambienti incontaminati vengono “bonificati” per l’utilizzo agricolo intensivo nei paesi del terzo mondo.
Non credo proprio valga la pena vivere in un mondo in cui si spendono miliardi e miliardi di dollari per progettare la costruzione di colonie nello spazio, mentre il nostro mondo cade a pezzi.

Ma sapete che vi dico? Non tutti gli uomini sono il cancro del pianeta. Anzi, alcuni di essi sono proprio la Cura di cui il pianeta ha bisogno. Ma chi avrà la meglio? La Cura, oppure la Malattia? Sapete che vi dico? Finché ci saranno persone che si battono per un mondo migliore; finché ci saranno persone che si stupiscono al germogliare di un seme e finché i bambini succhieranno ancora il latte dal seno della loro Madre ci sarà ancora speranza, allora quella sì che sarà una vita che vale realmente la pena di essere vissuta.

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https://nuova-eden.blogspot.com/2013/08/luomo-il-cancro-del-pianeta.html

 

Riflessioni sul Cancrismo

dal blog “Nuova Eden”

martedì 8 ottobre 2019

Oggi vorrei affrontare con voi un altro tema molto delicato, ma un tema che a me sta molto a cuore.

Vorrei fare in questa sede una dovuta riflessione in merito al recente dilagare in rete della cosiddetta teoria del “Cancrismo”.

Premetto che non ho ancora avuto modo di leggere il libro “Il Cancro del Pianeta”, né l’altro suo seguito. Tuttavia ho avuto modo di confrontarmi diverse volte sul web con il suo autore, Bruno Sebastiani, ormai considerato il principale esponente qui in Italia di questa teoria.

In questo post quindi non parlerò del libro, che io non ho letto, ma parlerò di ciò che ho avuto modo di capire e di conoscere attraverso l’autore stesso e le altre persone che hanno velocemente aderito a questa teoria. La riflessione che voglio fare (e le conseguenti critiche) dunque, hanno a che vedere più che altro con l’atteggiamento di chi aderisce al Cancrismo, con il suo punto di vista e con ciò che ho appreso interagendo con i sostenitori di tale teoria e leggendo articoli e scritti reperibili in rete.

Non vi è certo nulla da questionare su molte delle cose che si possono trovare nei libri e negli scritti di Bruno Sebastiani, né tanto meno si può obbiettare sui dati da lui raccolti a sostegno della sua tesi.

D’altronde in questo blog scrissi anche io tempo fa un articolo sull’argomento e non si può certo negare la profonda influenza negativa che l’essere umano ha avuto e sta avendo sul pianeta. In questo blog si possono trovare un sacco di informazioni in merito e per questo non mi ripeterò qui, chi segue il blog può già avere un idea di quali siano le catastrofiche conseguenze che l’uomo ha avuto sul pianeta.

Ma dato che questo blog si occupa anche della dimensione spirituale dell’esistenza e di filosofia, oltre che di scienza, è mio preciso dovere mettere qualche puntino sulle i riguardo alla posizione del Cancrismo, che io autore non mi sento di sposare totalmente, per i motivi che spiegherò di seguito.

In sostanza, il Cancrismo fa una similitudine fra il comportamento dell’essere umano e quello di una cellula tumorale e da qui va oltre ed arriva ad affermare che l’esistenza stessa dell’essere umano sia un tragico “errore” della natura, un incidente di percorso che quasi non poteva essere evitato e che inevitabilmente ci condurrà alla distruzione e alla completa devastazione del “corpo” che ci ospita, ovvero del nostro pianeta Terra.

Partendo da un accurata analisi storica e scientifica si arriva fino all’affermare che ciò che in realtà ha reso l’uomo “un cancro” non è altro che il suo cervello con il suo abnorme sviluppo.

Da qui si arriva a dedurre e ad affermare che l’intelligenza stessa e la capacità di astrazione che ne deriva siano in realtà un male vero e proprio, e non un beneficio o un qualcosa di cui essere grati o per cui sentirsi “privilegiati”.

Però c’è qualcosa in tutto questo che non torna e che fa storcere il naso a chi, come me, è giunto a conclusioni diverse forse spinto anche da ideali diversi e da un diverso punto di vista.

Proverò ad elencare di seguito alcuni punti su cui vorrei che tutti riflettessero.

1) LA MISANTROPIA E’ UN PUNTO DI VISTA RISPETTABILE, MA COMUNQUE LIMITATO

Basti pensare che buona parte dei sostenitori della suddetta teoria sono noti o si sono dichiarati loro stessi come dei misantropi. Una persona che si lascia trascinare da pensieri misantropi (ovvero di odio/disprezzo verso il genere umano) è anche logico che si lasci attrarre da teorie come queste e ci pensi ben poco su prima di accettarle quasi passivamente.

Confesso che anche io sono stato attraversato molte volte da questi pensieri, spinto più che altro dalla rabbia e dal disprezzo che nutro verso gli esseri umani, soprattutto per il loro comportamento e per il loro poco rispetto verso ciò che li circonda; però non ritengo giusto lasciare che simili pensieri pilotino la nostra visione dell’Universo spingendoci verso un punto di vista che, per quanto rispettabile, rimane comunque limitato.

Non conosco di persona il signor Sebastiani, ma voglio credere nella sua buonafede… quello di cui dubito è la buonafede di molti sostenitori. Infatti sto notando come questa teoria attragga le persone che, per qualche motivo, si sentono frustrate, deluse e arrabbiate verso gli esseri umani in genere e leggere i commenti che queste persone fanno sulle pagine social è più che sufficiente per farsene un idea.

Molti nemmeno hanno capito a fondo ciò che la teoria dice e forse neanche hanno letto il libro, però l’idea che l’essere umano sia un errore, un rifiuto partorito dalla semplice casualità, li attrae e riscuote il loro consenso. Potrei sbagliarmi, certo, questa è solo un impressione che mi sono fatto leggendo certi commenti.

Che cosa c’è di male in tutto questo? Nulla se ci accontentiamo che sia il nostro odio/disprezzo a guidare la visione che abbiamo delle cose. Però io personalmente non credo che questo basti ad avere una visione più completa delle cose, anzi, credo che questo serva soltanto ad alimentare le sopra menzionate frustrazioni, negando allo stesso tempo ogni speranza a chi in realtà di questo avrebbe bisogno. Quando vedi tutto grigio e buio attorno a te o quando percepisci te stesso e gli altri come “un errore” non hai certo bisogno di chi la pensa come te e ti da ragione per stare meglio, anzi ciò che ti serve è credere in qualcosa che ti lasci anche soltanto un briciolo di speranza, un qualcosa che ti tiri fuori dal tunnel buio in cui sei finito e che ti spinga a fare qualcosa e a reagire. E questo lo so bene, perché ci sono passato anche io, molte volte.

Solo il tempo ci dirà quali effetti avrà sulla psiche delle persone questa teoria e se servirà veramente a renderle più consapevoli o se invece le getterà nello sconforto e nella desolazione che solo la conoscenza accoppiata alla mancanza di senso può dare.

2) LA RAGIONE DA SOLA NON BASTA

Molti dati raccolti a sostegno di questa teoria si dimostrano talmente inattaccabili e palesi (almeno per me così è) che non si può fare a meno di notare l’estrema obbiettività con cui vengono affrontati i vari temi che stanno a cuore al Cancrismo. L’analisi che viene fatta è talmente tanto incentrata sui dati scientifici da essere estremamente razionale poi nel trarre le conclusioni.

Dall’analisi che il Cancrismo fa degli eventi si denota anche un certo rifiuto verso ogni altro ambito che rifugga la ragione. Vengono tagliate fuori ad esempio la spiritualità stessa, che erroneamente viene accostata alla religione o al bisogno di astrazione, e viene tagliata fuori anche tutta quella visione della vita che non è fatta solo di indagine razionale e di raccolta di informazioni, per quanto le informazioni siano esatte e per quanto la ragione sia una parte fondamentale dell’esistenza. Ma la ragione non è la sola cosa di cui l’uomo è dotato e non è certo l’unica di cui l’uomo ha bisogno.

Come già detto sopra, il Cancrismo non si interessa minimamente di fornire un senso alle cose, ma si limita semplicemente a smontarle e a vederle per ciò che appaiono, estrapolandole dal loro vero contesto, quello più ampio. Questo non può fare a meno che rimandarmi a quella scienza meccanicista che ci ha spinti tutti quanti, nell’era moderna, a focalizzarci solamente sul contenitore e non sul contenuto, ovvero a giudicare e tentare di comprendere l’Universo solo sulla base di ciò che ai nostri sensi è manifesto o solo attraverso i dati che abbiamo a disposizione, ignorando qualsiasi altra cosa che non sia evidente o dimostrabile.

L’analisi fredda che viene fatta della comparsa dell’uomo sulla Terra, per quanto esatta e dimostrabile sia, non tiene conto di un’infinità di fattori che, anche se non possono essere altrettanto dimostrabili sono comunque una parte essenziale dell’Universo stesso.

3) DIO NON GIOCA A DADI CON L’UNIVERSO

Uno dei punti focali dell’analisi fatta dal Cancrismo è che la comparsa dell’uomo sulla Terra non sia altro che un “caso”, un brutto scherzo dell’evoluzione, un “esperimento finito male”. E qui ci si collega al caro vecchio Darwin e alla sua teoria dell’evoluzione.

In questo blog ho già espresso più volte i miei dubbi sul concetto di “casualità”, facendo notare come questa in realtà non avesse poi così senso come tutti quanti pensano.

Credere in un Universo generato dal caso è la stessa identica cosa che credere in una qualche divinità antropomorfa che con compasso e martello dà origine all’Universo. In entrambi i casi è soltanto un modo per spiegare un qualcosa che non abbiamo modo di capire. La casualità viene tirata in ballo infatti quando non si hanno altri argomenti a cui aggrapparsi, perché così almeno non si devono dare spiegazioni e ci si toglie un peso di dosso. “E’ successo, perché è successo?” la risposta giunge semplice: “E’ stato un caso!” e così ci si mette l’animo in pace e la ricerca della verità si interrompe.

Non è dimostrabile scientificamente l’esistenza della casualità, o meglio, non si può affermare con assoluta certezza che tutto sia originato e perpetuato dal caso. Quindi non capisco perché l’idea della casualità sia definita scientifica o considerata un fatto certo.

Non è necessario credere per forza in un Dio, inteso come nell’accezione classica del termine, per rendersi conto che in questo Universo esistono forze che vanno ben oltre la nostra comprensione e che da sempre la sua evoluzione è stata determinata da tali forze in un preciso ordine e verso una precisa direzione. Senza un certo determinismo, l’Universo stesso non sarebbe altro che un accozzaglia di “esperimenti” confusionari, contraddittori e fini a sé stessi… un disastro totale, insomma!

La casualità non può in alcun modo dare origine ad un qualcosa di ordinato e armonioso, solo la causalità può farlo. Perché per ogni passo avanti potrebbe verificarsene uno indietro in qualsiasi momento, e questo non farebbe altro che rallentare inutilmente l’evoluzione stessa, che invece è sempre stata relativamente veloce. Certo, molto probabilmente la casualità esiste, questo non lo metto in dubbio a prescindere… ma non è la casualità ciò che regge questo Universo e lo muove e se davvero esiste essa ha soltanto un ruolo marginale.

Il Cancrismo omette anche un fatto molto importante, anche questo non dimostrabile ma comunque percepibile da qualunque persona che abbia un minimo di sensibilità e di attenzione per ciò che lo circonda: l’inesorabile interconnessione che esiste fra gli esseri viventi.

Manca totalmente il concetto secondo cui tutto è interconnesso e collegato, si dipinge l’essere umano come un essere che inevitabilmente è stato “sputato fuori” da una misteriosa e non meglio identificata roulette, come se l’essere umano stesso non avesse mai avuto un ruolo o un origine già predefinita e causale.

L’Universo è pieno di pianeti come il nostro e anche se ancora non ne abbiamo trovato uno questo non significa che non esistano. Su parte di questi pianeti è molto probabile che vi siano esseri simili a noi, con un cervello o un sistema nervoso simile al nostro ed è altrettanto possibile che questi esseri vivano in civiltà. Solo questo dovrebbe bastarci per pensare che l’intelligenza non è “un curioso esperimento”, ma è un qualcosa che già si è ripetuto più e più volte nel cosmo. Se ne può dedurre che l’Universo è votato alla creazione di esseri intelligenti, c’è una forza misteriosa che spinge verso la loro comparsa ed un motivo ci sarà per forza… non può esser tutto un semplice gioco alla roulette!

Così come esiste una “selezione naturale” delle specie”, deve per forza esserci anche una “selezione naturale dei cervelli”. Se la selezione naturale delle specie serve per preservare tutte quelle specie che più si adattano all’ambiente che le ospita (ergo si “incastrano” alla perfezione), la selezione naturale dei cervelli serve per preservare tutti quei cervelli che riescono e possono adattarsi ad un non meglio precisato scopo, ovvero alla fine resteranno solamente quelle intelligenze che più si adattano, ovvero si “incastrano alla perfezione” con ciò che le circonda.

Il cervello dell’essere umano non è un “curioso esperimento nato dal caso” e forse bisognerebbe iniziare a prendere atto del fatto che esso esista per un fine ben preciso, anche se noi ora fatichiamo a comprendere quale sia.

4) IL CERVELLO NON PUO’ ESSERE NE’ BUONO NE’ MALVAGIO, ESSO E’ SOLTANTO UNO STRUMENTO COME UN ALTRO.

Il Cancrismo afferma anche che l’abnorme sviluppo del cervello umano sia un problema e un errore addirittura. Il nostro cervello insomma non è un qualcosa di cui andare fieri o di cui gioire.

Riguardo a questo punto si denota una certa contraddizione e un inevitabile paradosso… infatti per elaborare la teoria del Cancrismo si è dovuto necessariamente ricorrere all’uso del nostro cervello.

Ma se il nostro cervello è il male, è male dunque qualunque cosa esso partorisca? E se fosse così allora il Cancrismo non sarebbe altro che l’ennesimo (e forse ultimo) “errore” partorito dal nostro stesso cervello, non trovate?

Personalmente trovo che il Cancrismo su questo punto non faccia che assecondare il bisogno e il tentativo dell’essere umano di giudicare la realtà, separandola in bene e male. Ho già affrontato questo tema molte volte sul blog e chi mi segue sa già che questo non può portare molto lontano. L’Universo non può in alcun modo essere suddiviso in fazioni, niente di ciò che esiste nell’Universo può essere definito oggettivamente “malvagio” o “benevolo”, il bene o il male non sono proprietà della materia, quindi nulla che è materiale può esser definito giusto o sbagliato.

Il bene e il male sono solo il frutto delle scelte che compiamo e non sono delle proprietà di un oggetto o di una persona, ma piuttosto delle logiche conseguenze. Inoltre se consideriamo il bene e il male visti soltanto dal punto di vista (emotivo) umano non possiamo far altro che incappare in un grave errore di valutazione. Perché il punto di vista umano è soltanto un singolo punto di vista fra miliardi e miliardi di altri e non può in alcun modo avere una visione d’insieme completa.

Per questo motivo oggettivamente parlando non può esistere alcun “errore” in ciò che esiste, l’Universo non ha mai commesso errori… quindi non vedo perché dovrebbe cominciare ora con l’essere umano. Gli errori li commettono soltanto coloro che hanno libero arbitrio, ma la materia fine a sé stessa non è dotata di libero arbitrio, quindi qualunque cosa faccia questa non può essere considerata un errore.

Paradossalmente, è proprio il nostro cervello a convincerci dell’esistenza dell’errore e che vi sia un qualcosa di benevolo o di malevolo su questa Terra o nell’Universo stesso. Se la smettessimo di ragionare come esseri umani ci accorgeremmo dell’assurdità di certe nostre affermazioni e rideremmo del nostro stesso punto di vista.

Il cervello quindi, che non ha di per sé la capacità di decidere del suo destino o di quello degli altri, non può essere considerato un qualcosa di malevolo, di ingiusto, un errore. Alla fine è soltanto un ammasso di neuroni. E’ come dire che il pollice opponibile è il male, così come la lingua o il ginocchio. Non ha nessun senso!

E’ come dire che le ali degli uccelli sono sbagliate, un errore, perché tutti gli animali dovrebbero camminare e non volare e perché volare è un vantaggio evolutivo troppo alto. E’ assurdo, capite?

Ciò su cui realmente bisognerebbe concentrare la nostra attenzione è il fatto che, sebbene la materia non sia di per sé né buona né cattiva, essa può comunque portare a conseguenze positive o negative rispetto o verso un qualcosa/qualcuno in base all’uso che se ne fa. L’uso che noi facciamo della materia ci costringe ad ammettere che ciò che facciamo sia più o meno giusto o ingiusto, perché inevitabilmente ciò porta a delle conseguenze che poi noi possiamo riconoscere come negative o positive.

Siamo noi esseri viventi dotati di arbitrio, con le nostre scelte, a plasmare la materia, l’ambiente che ci ospita e la vita stessa che abbiamo o meno la possibilità di vivere. Gli esseri viventi sono co-creatori dell’Universo e tanto più hanno intelletto, tanto più possono modificare ciò che li circonda, in meglio o in peggio.

5) IL LIBERO ARBITRIO ESISTE ED OGNI ESSERE VIVENTE PUO’ APPLICARLO O MENO.

Il Cancrismo dubita anche dell’esistenza del libero arbitrio. Infatti secondo i sostenitori di questa teoria l’essere umano non avrebbe mai potuto comportarsi in modo diverso rispetto a come si è comportato. Quindi la devastazione dell’ecosfera è un evento che non poteva essere evitato o fermato in alcun modo. L’oppressione stessa dei popoli che avevano la fortuna di vivere ancora in armonia con la natura, anche questa non poteva essere evitata, perché l’uomo non ha fatto altro che seguire la legge del “pesce grosso mangia quello piccolo”, ovvero quello che secondo i fan di Darwin si chiama “legge del più forte”. Anche questo fatto l’ho smentito più volte nei miei articoli. Quella della legge del più forte è soltanto una leggenda metropolitana, inventata a tavolino per giustificare poi il capitalismo e altre amenità simili. Chi ha osservato per davvero la natura non può che rendersi conto del fatto che essa agisce più come una fitta rete le cui maglie sono intersecate, che non come un’arena da combattimento. Siamo noi a sceglierci il posto che abbiamo all’interno di tale rete, noi come esseri umani possiamo farlo in virtù proprio di quel cervello così sviluppato che abbiamo.

Altrimenti come si spiegherebbe l’esistenza di popoli che hanno vissuto per milioni di anni senza causare danno all’ambiente che li circonda?

Se davvero non vi fosse scelta per noi, allora tutti gli esseri umani della terra si comporterebbero allo stesso identico modo e non avremmo culture diverse o modi di percepire l’esistenza diversi.

Il fatto che una sola cultura si sia imposta sulle altre non significa niente, significa solamente che quella cultura ha scelto DELIBERATAMENTE di comportarsi in quel modo così come del resto anche gli altri popoli hanno scelto DELIBERATAMENTE di non lasciarsi accecare da folli desideri di possesso e di grandezza. Nessuno ha mai obbligato l’impero romano ad espandersi e fagocitare tutto, men che meno nessuno ha obbligato i conquistadores ad annientare le culture native del Centro America.

Il Cancrismo afferma che la cultura dominante non aveva scelta. Ma non è affatto vero… si ha sempre una scelta. Il problema è che non ci si ferma mai a pensarci e si agisce per ingordigia ed edonismo. Nessun popolo ha bisogno di conquistare e sottomettere gli altri per sopravvivere, se esistono le guerre è solo perché l’essere umano non si sforza minimamente di pensare alle conseguenze del suo agire e pensa soltanto a come avere sempre di più di ciò che ha. Questa è vero, è una vera e propria malattia… ma non ha nulla a che fare con la struttura del nostro cervello (che è neutrale, ricordiamocelo) bensì con la totale mancanza di determinati valori, di misura e di visione d’insieme che non necessariamente mancano a livello di specie, ma mancano soprattutto a livello individuale. Uno nasce in una determinata cultura e apprende come deve comportarsi seguendo l’esempio della comunità in cui è inserito. E’ logico che un’influenza esterna c’è sempre al nostro modo di agire e di pensare, però da qui a dire che non abbiamo scelta…

Il vero problema dell’essere umano non è affatto il suo cervello, anzi, soltanto attraverso un corretto uso del medesimo possiamo tutelare noi stessi e il pianeta stesso in cui viviamo, rendendolo persino migliore di quando siamo apparsi per la prima volta.

Il vero problema dell’essere umano è a livello culturale/mentale e non fisico/strutturale. La cultura e la mentalità in cui siamo inseriti ci impediscono di agire diversamente per paura, pigrizia, perché “si è sempre fatto così” ecc… ma questo non significa che non si possa fare. Non riusciamo a farlo perché non vogliamo farlo, siamo noi per primi che ci rifiutiamo di farlo, che facciamo la scelta di non fare e di lasciarci guidare dai nostri istinti più bassi perché così è “più semplice”.

Il nostro cervello non lo possiamo cambiare, ma possiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose e il mondo. E questo è possibile, è una nostra scelta, una libertà che nessuno ci può toccare se noi per primi reclamiamo a gran voce il diritto di farlo. Se non reclamiamo questo diritto e ci lasciamo andare alla rassegnazione, allo sconforto e alla tepidezza, non possiamo lamentarci poi del fatto che non abbiamo scelta e che le cose vadano come vadano.

CONCLUSIONI

Perché ho scritto questo post? Non è nel mio interesse, come già ho accennato, screditare il signor Bruno Sebastiani o la teoria del Cancrismo, che comunque ha un suo perché e una sua validità.

Quello che ho voluto fare con questo post è ribadire la mia posizione in merito, posizione presa non per orgoglio o per interesse, ma bensì una posizione maturata nel mio piccolo dopo anni e anni di osservazione della natura e dopo anni di legame sentimentale e “mistico” con la stessa. Tutto ciò mi ha inevitabilmente portato a conclusioni opposte a quelle del Cancrismo, pur partendo dai medesimi dati raccolti.

Le motivazioni che mi spingono a non accettare in toto questa teoria le ho elencate e spiegate, spero abbastanza bene. Spero anche con questo post di aver fornito uno spunto di riflessione importante sia a chi sostiene e abbraccia questa teoria, sia a chi non sapeva nemmeno della sua esistenza.

Ritengo che l’essere umano, per quanto male si sia comportato, abbia ancora molto da offrire alla vita sul pianeta Terra. Basterebbe prendere atto del fatto che la nostra condotta è fortemente immorale nei confronti dell’Universo vivente, basterebbe anche soltanto provare a compiere scelte diverse, scelte che ci avvicinino un poco ad una dimensione spirituale dell’esistenza, per iniziare almeno il processo di cambiamento.

Basterebbe imparare ad usare il nostro cervello in modo diverso, imparare ad esempio a porlo al servizio della comunità biotica e non solamente e soltanto ad usarlo per emergere dal sistema vita e per servire noi stessi.

Ciò che davvero ci ha resi “Il cancro del pianeta” è il cattivo uso che abbiamo fatto del libero arbitrio che, indipendentemente dalle varie motivazioni, ci è stato dato. Sta a noi vedere questa cosa come un “dono”, una maledizione, o un “tragico errore del destino”… questo è totalmente soggettivo e tentare di stabilire la verità riguardo a ciò è inutile e una perdita di tempo. Rimane il fatto che sta comunque a noi decidere cosa fare di questo “dono” o di questo “tragico errore del destino”. E’ un po’ come nei fumetti della Marvel… è un po’ come aver ricevuto un super-potere.

Sta a noi scegliere ora come impiegare questo potere, possiamo scegliere di impiegarlo per aiutare gli altri (diventando dei super-eroi) oppure impiegarlo per servire unicamente noi stessi (diventando dei super-cattivoni) oppure ancora possiamo scegliere di non usare questo potere e rinunciare a quell’unica cosa che davvero ci rende unici in questo Universo, rinunciare a quel qualcosa che può darci un posto in questo Universo, un posto su misura per noi, un posto in cui essere felici essendo semplicemente noi stessi. Senza desiderare di essere qualcos’altro e senza vergognarsi o sentirsi colpevoli di essere ciò che si è.

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Il “Dilemma Ostetrico”

Il parto nella specie umana è un evento assai più traumatico di quanto sia negli altri animali, compresi quelli a noi più simili, scimpanzè o gorilla, le cui femmine partoriscono senza aiuti e con relative poche difficoltà.

Perché questa differenza, che implica per la nostra specie dolore e necessità di assistenza al parto?

Lasciamo per un attimo in sospeso la risposta a questa domanda in quanto le difficoltà alla nascita non sono l’unico elemento che ci differenzia dagli altri animali.

Una delle caratteristiche proprie della nostra specie è infatti la non autosufficienza alla vita autonoma dei giovani nati. Essi dipendono per anni dalle cure parentali, contrariamente a quanto accade nella generalità del regno animale.

Gli inglesi hanno inventato il termine “altriciality” per significare la necessità biologica di nutrire e prendersi cura dei giovani per una lunga durata.

A noi occorre ben un anno e anche più per imparare a camminare e circa due per mangiare con le nostre mani. Ciò dipende dal fatto che il nostro cervello alla nascita ha solo il 30 % delle dimensioni di quello adulto, contro percentuali ben più alte del restante regno animale.

Perché questa differenza a nostro “svantaggio”? Qui entra in gioco il cosiddetto “dilemma ostetrico” ovverosia il compromesso biologico impostoci da due opposte pressioni sviluppatesi nel corso del nostro processo evolutivo: da una parte la riduzione delle dimensioni del canale del parto nel bacino umano conseguente alla adozione della locomozione bipede e dall’altra la comparsa di crani sempre più grandi parallelamente alla crescita del volume della neocorteccia, comparsa che avrebbe richiesto una più ampia area pelvica per consentire il passaggio dei nascituri.

Cosa si è inventata la Natura per risolvere questo dilemma? Quale il compromesso? Possiamo riassumerlo in tre punti:

1 – fissazione della durata della gestazione per la nostra specie a 266 giorni, tempo limite per consentire il passaggio della testa dei nascituri dal canale del parto. Il fatto stesso che tale durata sia un tempo limite spiega le difficoltà e i dolori connessi all’evento. Una durata maggiore avrebbe reso impossibile il passaggio di calotte craniche ulteriormente accresciute;

2 – conformazione “malleabile” del cranio dei neonati tramite suture delle “ossa piatte” della calotta in tessuto fibroso non ancora ossificato e quindi flessibili (“zone molli” o fontanelle). Ciò permette alle ossa frontali di scivolare una sull’altra durante la compressione del parto e, dopo la nascita, di accogliere il volume crescente della corteccia frontale per circa due anni, allorquando si fondono completamente nella sutura metopica in coincidenza con il rallentamento dell’espansione cerebrale;

3 – affidamento dello sviluppo incompleto del bambino (conseguente alla necessità di dover transitare “anzitempo” dal canale del parto), alle cure parentali, ovvero alle ben note attenzioni che ogni mamma e ogni papà della nostra specie rivolgono ai loro figli nei primi anni di vita.

Un corollario al punto 1 è che le difficoltà al passaggio dal canale del parto sono state in passato all’origine dell’alto tasso di mortalità dei nascituri, tasso drasticamente ridotto con l’introduzione del taglio cesareo, attualmente praticato in un’elevata percentuale di casi.

Altra precisazione da fare è che, secondo studi recenti, la nascita “precoce” avverrebbe perché dopo quasi nove mesi le esigenze metaboliche del feto rischiano di superare le capacità della madre di soddisfare il proprio fabbisogno energetico e quello del bambino. Questa precisazione nulla toglie al fatto che per risolvere il problema la Natura abbia dovuto scendere a compromessi con se stessa.

 

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Se questo è il “dilemma ostetrico” (espressione coniata nel 1960 dal bio – antropologo americano Sherwood L. Washburn), come interpretarlo alla luce della teoria evoluzionista e in particolare all’interpretazione che vede nello sviluppo del cervello umano una infausta anomalia (leggi Cancrismo)?

Indubbiamente il fatto che la Natura si sia trovata di fronte a un “dilemma” e lo abbia dovuto risolvere facendo ricorso ad un “compromesso biologico” (nascita anticipata contro affidamento del neonato alle cure dei genitori) sta a significare che nel corso della nostra evoluzione si sono verificati degli eventi contrastanti con l’armonia che regnava nel mondo animale.

È ben noto che i rivolgimenti della biosfera sono stati infiniti e di grande rilievo. Ma nel periodo in cui ci siamo affacciati alla vita come uomini (staccandoci gradualmente dalle scimmie antropomorfe) nella foresta regnava un equilibrio che consentiva a tutte le specie di vivere e sopravvivere nel rispetto delle leggi di natura.

Poi alcune mutazioni consentirono alla nostra specie di sviluppare un cervello molto più “potente” di tutti gli altri, tanto potente da consentirci di contravvenire alle leggi che avevano fino ad allora regolato la convivenza tra le specie.

Tanto potente da dover accrescere le dimensioni del cranio destinato ad ospitarlo e da dover abbreviare la nostra gestazione per consentire a questa testa più ampia di transitare dal canale del parto. Con la conseguente precocità alla vita di cui abbiamo parlato.

Anche il “dilemma ostetrico” si spiega così alla luce della teoria cancrista: lo sviluppo del nostro cervello (della nostra intelligenza e di tutto ciò che ne consegue) ha rappresentato un fatto abnorme nel panorama dell’evoluzione, un fatto destinato a stravolgere l’equilibrio della biosfera sino ai tragici esiti attuali.

Un fatto tutto interno alla Natura (nulla che conosciamo la travalica) ma un fatto negativo per l’armonia del Tutto, come capita quando il cammino evolutivo imbocca vie senza sbocco.

L’analogia più calzante che viene alla mente in proposito è quella con le neoplasie maligne che conducono alla distruzione l’organismo che le ospita.

Ecco dunque che il “dilemma ostetrico” aggiunge un ulteriore tassello a quella teoria che sto cercando di illustrare con i miei libri e con i miei scritti.

Stop alla Formula 1 e a tutte le altre gare motoristiche

Spesso gli interlocutori a cui espongo l’idea che l’uomo sia il cancro del pianeta mi chiedono quale sia la “pars costruens” del cancrismo, ovvero cosa io proponga per porre rimedio alla tragica situazione in cui ci troviamo.

Nessuno vuol sentirsi dire che non c’è niente da fare, che il caso ci ha condotti a distruggere il pianeta e a rompere irreparabilmente l’equilibrio della biosfera, punto e basta.

E allora io suggerisco, perché ci credo, di mettere in atto delle cure palliative, di tentare di alleviare le sofferenze del mondo vegetale e animale per rinviare il più a lungo possibile il “redde rationem”, cioè la presentazione del conto che la Natura prima o poi ci esibirà per il sontuoso banchetto che abbiamo consumato ai suoi danni.

Ridurre i consumi, riciclare i rifiuti, inquinare il meno possibile ecc. ecc., queste sono le azioni concrete che possiamo mettere in atto. Ma non molto di più: non siamo in grado di tornare indietro, la via che abbiamo imboccato è senza ritorno. L’impero che abbiamo edificato è di una tale complessità ed interconnessione che non possiamo abbattere delle colonne portanti senza correre il rischio che l’intero edificio ci crolli addosso.

Il nostro stesso fisico si è modificato, gli agi di cui ci siamo circondati sono diventati delle vere e proprie necessità.

Come potremmo vivere senza elettricità, riscaldamento, auto, aerei e treni?

Ma se non possiamo rinunciare a dei mezzi di collegamento che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana, potremmo quantomeno rinunciare all’esibizione di questi mezzi a fini “spettacolari”.

Ecco allora una proposta concreta che promana dalla teoria cancrista come simbolo “forte” del nostro rifiuto di tutti i danni compiuti in nome del progresso: diciamo STOP a tutte le gare automobilistiche, ad iniziare da quelle di Formula 1!

Sono ovviamente consapevole che il fermo di queste manifestazioni non risolverebbe minimamente i problemi del pianeta, ma l’iniziativa avrebbe il vantaggio di lanciare un segnale importante senza alcuna controindicazione.

Se, ad esempio, chiedessimo di abolire le monocolture, di eliminare l’uso dei pesticidi e dei fitofarmaci, di chiudere gli allevamenti intensivi – tutte ottime e sacrosante battaglie – produrremmo, in caso di vittoria, conseguenze disastrose sul piano alimentare per l’umanità, rischieremmo di scatenare carestie e incontrollabili sconvolgimenti nella catena della distribuzione del cibo.

Al contrario il fermo delle gare motoristiche non comporterebbe alcuna conseguenza dannosa per la popolazione ma assesterebbe un bel colpo psicologico ad uno dei miti più deleteri della nostra epoca, il mito della velocità, della potenza artificiale e, in definitiva, del progresso tecnologico.

E poiché gli uomini, i giovani soprattutto, si nutrono abbondantemente di miti, il sollevare una bandiera con su scritto STOP ALLA FORMULA 1 e portarla in battaglia costituirebbe già di per sé un ottimo catalizzatore di energie da impegnare poi nella mischia di lotte più importanti.

Tra il 20 e 27 settembre 2019 milioni di giovani e meno giovani sono scesi nelle piazze di tutto il mondo per attirare l’attenzione dei governanti sul cambiamento climatico e sulle cause che lo hanno scatenato.

A tutti costoro offro come mio personale contributo questa proposta di campagna molto “concreta” ma anche molto “ideologica”: se è vero, come è vero, che gran parte dei problemi ambientali derivano dall’uso dei combustibili fossili, colpiamo chi di questi combustibili fa un uso tanto inutile quanto smodato (2 – 300 kg di carburante a gara – prove comprese – da moltiplicarsi per una ventina di auto e per una ventina di gare solo per la Formula 1, più le infinite altre gare automobilistiche e motociclistiche!)

Loro amano la velocità, il rumore, la competizione, noi amiamo il procedere lento, il silenzio, la contemplazione.

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https://ugobardi.blogspot.com/2019/10/stop-alla-formula-1-e-tutte-le-altre.html

Il Green Business che ci aspetta

Una frase di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è giustamente passata alla storia. È quella pronunciata da Tancredi, nipote del Principe di Salina, quando, ne “Il Gattopardo”, afferma: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Il giovane nobile aveva capito che il Regno delle Due Sicilie era al tramonto, ma che una certa aristocrazia avrebbe potuto continuare a governare sotto le insegne del nuovo Stato nazionale in via di costituzione. Da tale atteggiamento deriva il termine di “gattopardismo”, di cui noi italiani abbiamo dato prova in tante occasioni.

Probabilmente in questi giorni, consciamente o inconsciamente, questa frase risuona nelle orecchie di molti manager di aziende di ogni dimensione, dalle piccole imprese alle grandi multinazionali.

Come fare a continuare a vendere prodotti inutili e inquinanti a una popolazione che sta prendendo sempre più coscienza dei guai che il consumismo ha causato e sta causando alla biosfera?

Tutto potrà dirsi di Greta Thunberg ma resta innegabile il fatto che, in concomitanza con le sue pubbliche apparizioni, ha iniziato a diffondersi ovunque la consapevolezza della nostra nocività ai danni dell’ambiente e, di conseguenza, è aumentato a dismisura lo spazio dedicato dai media all’argomento. E più i media ne parlano più cresce il numero delle “cellule cancerogene consapevoli”, tanto per parafrasare il titolo di un mio recente libro.

Ma a forza di parlarne e di sentirne parlare in molti è sopravvenuta l’idea di passare dalle parole ai fatti: se i combustibili fossili uccidono la biosfera, perché usarli ancora? se la plastica inquina, perché continuare a comprarla? se i pesticidi e i fitofarmaci avvelenano la natura, perché insistere nell’utilizzarli?

Domande legittime, ma senza risposta. Il progresso ha prodotto tutta una serie di vantaggi materiali all’essere umano che hanno comportato tutta una serie di svantaggi all’ambiente. Come fare ora a eliminare i secondi senza rinunciare ai primi? Perché questo è il cuore del problema. In tanti siamo disposti a fare qualche piccola rinuncia per il bene del pianeta, ma in quanti siamo disposti a rinunciare alla luce elettrica, alle medicine, alle automobili, agli aerei e ai telefonini? E, domanda ancor più inquietante, se anche volessimo rinunciare a tutto ciò, potremmo farlo senza innescare reazioni ancor più devastanti per l’equilibrio artificiale che consente a oltre sette miliardi di esseri umani di convivere?

Mentre le moltitudini si tormentano con questi dilemmi, i manager delle aziende di ogni dimensione, dalle piccole imprese alle grandi multinazionali, si pongono il problema di come continuare a cavalcare la tigre, di come cioè continuare a vendere i loro prodotti percepiti sempre più dalla pubblica opinione come dannosi per l’ambiente e nocivi per la biosfera.

In realtà la pratica del cosiddetto “greenwashing” non è una novità.

Nel 1986 l’ambientalista statunitense Jay Westerveld coniò il termine per stigmatizzare la pratica delle catene alberghiere di invitare gli ospiti a ridurre il consumo di asciugamani facendo leva sull’impatto ambientale dei lavaggi, quando in realtà il vero obiettivo dell’invito era di far risparmiare le catene alberghiere stesse.

Da allora tutte le grandi aziende hanno fatto ricorso, chi più chi meno, alla favoletta del “proteggiamo l’ambiente” ed hanno presentato i loro prodotti in versione agreste – bucolica. Un esempio paradigmatico al riguardo lo offre da anni il marchio Mulino Bianco della multinazionale Barilla.

Ma quello a cui stiamo assistendo oggi (e a cui assisteremo sempre più nel prossimo futuro) va ben oltre a questi quadretti idilliaci che per aumentare le vendite facevano leva più sulla nostalgia dei bei tempi andati che non su una vera e propria consapevolezza ecologica.

Ora il “popolo bue” si sta svegliando. I giovani stanno suonando la carica contro lo scempio realizzato dalle vecchie generazioni, e allora la risposta delle aziende deve essere adeguata a queste che per loro non sono altro che “nuove richieste dei consumatori”.

Non sono più sufficienti immagini statiche e slogan del tipo “un mondo buono”. Occorre essere ancor più incisivi, mostrare ai compratori che il prodotto che hanno davanti è realizzato da una azienda che sta dalla loro parte, che combatte come loro e più di loro per la salvaguardia dell’ambiente, che mette in atto comportamenti virtuosi e processi eco-sostenibili.

La mastodontica macchina della produzione e distribuzione industriale richiede del tempo per adeguarsi a queste nuove esigenze, ma alcuni hanno giocato di anticipo e i primi spot eco-friendly stanno già passando in televisione sotto i nostri occhi.

Uno su tutti si impone per il suo slogan tanto diretto quanto ingenuo: “Viva la Natura, abbasso la CO2”. Mi riferisco, come qualcuno avrà compreso, allo spot dell’Acqua Minerale San Benedetto “ecogreen”.

Un aspetto buffo della vicenda è che la campagna in questione è stata realizzata da una agenzia pubblicitaria che si chiama “The Beef” (il “manzo”, nel senso che i concorrenti fanno tanto fumo e loro l’arrosto), ma questo è un dettaglio secondario.

In realtà se andiamo a vedere nel sito dell’azienda di acque minerali troviamo pagine e pagine di quanto da loro conseguito in tema di produzione di energia da fonti rinnovabili, efficienza dei processi produttivi, realizzazione di contenitori plastici riciclabili e compensazione di CO2 (!?!).

Lascio ad altri l’onere di verificare l’attendibilità e la validità di quanto asserito. Io mi limito ad osservare che tutte queste eco-realizzazioni nulla hanno a che vedere con il processo produttivo in sé e che se sono state attuate lo si deve unicamente all’importanza sempre maggiore che la pubblica opinione attribuisce al fattore ambiente.

Aggiungo anche che, trattandosi di una azienda che produce acque minerali, il beneficio maggiore per la comunità e per l’ambiente sarebbe stato che chiudesse i battenti invitando tutti i clienti ad abbeverarsi direttamente agli acquedotti comunali.

Ma questo è contro la logica della società industriale e della crescita economica. Ed ecco allora i manager delle aziende spremersi le meningi per cambiare tutto affinché tutto continui come prima.

Di queste giravolte ne vedremo tante nei mesi a venire e, laddove non siano false o ingannevoli, avranno anche una qualche utilità nel ritardare l’agonia del pianeta, tenendo presente che un crollo improvviso del sistema comporterebbe enormi problemi di sopravvivenza ai 7 / 8 o 9 miliardi di esseri umani presenti al momento del collasso.

E allora prepariamoci tutti a tuffarci nel green-business, nuova frontiera del capitalismo più avanzato.

Il Vero Responsabile

La gran parte degli ambientalisti accusa la rivoluzione industriale e il capitalismo di essere i responsabili del dissesto che sta conducendo verso il baratro la biosfera di questo pianeta.

Questi due sistemi, uno tecnologico e l’altro economico, sarebbero i “super colpevoli” impersonali che, di generazione in generazione, si tramandano la responsabilità della crescente distruzione planetaria.

Calandoci poi nei singoli periodi storici degli ultimi duecento anni, nel corso dei quali è maggiormente esplosa l’aggressività dell’uomo contro la natura, constatiamo che industrialismo e capitalismo si sono impersonificati in singoli personaggi del mondo produttivo, politico e finanziario, via via accusati di essere i responsabili “fisici” della catastrofe.

Da Napoleone Bonaparte a Edison, dai Rothschild ai Krupp, da Benz a Ford, dagli Agnelli a Berlusconi, solo per citare una serie di nomi estratti a casaccio da un elenco di centinaia, migliaia di personaggi che, per un verso o per un altro, avrebbero contribuito allo stravolgimento dell’equilibrio che regolava la vita di tutti gli esseri viventi.

Ora è la volta di Trump e di Bolsonaro.

Il primo è accusato di essere il numero uno di tutti gli imperialisti che negano i danni del cambiamento climatico e dello sfruttamento eccessivo delle risorse.

Il secondo viene ritenuto colpevole di un danno circoscritto ma di estrema gravità: la dissoluzione dell’ultimo polmone verde del pianeta, la foresta amazzonica.

Ma davvero sono costoro i veri responsabili dei guai che stiamo passando noi e tutte le altre specie di piante ed animali?

Relativamente al sistema produttivo – economico che sta divorando le cellule sane del pianeta sarà appena il caso di accennare a alcuni differenti contesti storico-politici che ci inducono quantomeno a dubitare sulla unilateralità delle colpe.

Il comunismo, ad esempio, cercò in tutti i modi di accelerare l’industrializzazione dell’URSS con i famosi piani quinquennali di staliniana memoria e, relativamente ai Paesi aderenti all’ex Patto di Varsavia, sono ben note le tragiche condizioni ecologiche in cui furono lasciati dopo il dissolvimento dell’Impero sovietico (il disastro di Chernobyl ne fu la testimonianza più eclatante);

Inoltre i maggiori inquinatori attuali del pianeta sono i Paesi asiatici, con la Cina in prima fila. Dei dieci fiumi che riversano negli oceani il maggior quantitativo in assoluto di materie plastiche ben otto sono asiatici (e due africani). Anche riguardo al dramma della deforestazione dell’Amazzonia la Cina ha gravi responsabilità: gran parte della soia colà prodotta è infatti destinata ad ingrassare i maiali che si trasformano in cibo sulle tavole dei cinesi.

Quest’ultima annotazione ci introduce all’approfondimento di ciò che sta accadendo nel cuore del Brasile.

Da semplici ricerche in rete apprendiamo che l’opera di deforestazione dell’Amazzonia è iniziata a partire dagli anni Quaranta del Novecento, con il fine dichiarato di avere più terra a disposizione per l’agricoltura, di guadagnare con la vendita del legname e di sfruttare i giacimenti minerari esistenti.

Anche la costruzione di numerose vie di comunicazione per collegare le grandi città ha contribuito all’opera di disboscamento ed ha incoraggiato la costruzione di nuovi villaggi, peggiorando la situazione.

All’inizio del XXI secolo l’opera di deforestazione ha subìto una consistente riduzione, salvo ripartire negli ultimi mesi mediante l’incendio di vaste aree.

Complessivamente in poco meno di un secolo più di un quinto della foresta è stato distrutto.

Tutto ciò, ovviamente, non assolve Bolsonaro per le sue azioni nefaste, ma sta a significare che il problema era preesistente e continuerà ad esistere dopo la dipartita del signor Bolsonaro, ammesso che la biosfera del pianeta sopravviva a tale data.

Sul tema della deforestazione sarà utile fare anche un’altra riflessione.

L’Europa, il continente in cui viviamo, era completamente ricoperto da foreste fin quando “homo sapiens” introdusse l’agricoltura 10-12 mila anni fa, costruì villaggi, città e vie di comunicazione, nonché fece spazio ad ampi pascoli per gli animali destinati a nutrirlo.

Ho già trattato questo tema nell’articolo “La distruzione della natura nell’antichità”, pubblicato su Effetto Cassandra il 13 luglio 2019.

Il “delitto” di Jair Bolsonaro, dunque, è stato già commesso dai nostri padri migliaia di anni fa e, nel nostro piccolo, anche noi continuiamo a commetterlo ogni volta che abbattiamo un albero perché le sue radici sollevano l’asfalto di una strada o perché intralcia il passaggio delle onde della rete 5G.

Chiedere ai brasiliani di non deforestare o ai cinesi di non mangiar carne è come dire: noi abbiamo sfruttato tutte le nostre risorse, ci siamo abbuffati fino ad ora e continuiamo a farlo, ma voi, per cortesia, non fatelo, sennò il clima cambia e la biosfera, noi compresi, muore.

Noi abbiamo sfruttato le vostre risorse anche a casa vostra, con il colonialismo e l’imperialismo ed oggi vorremmo continuare a farlo con il “land grabbing”, ma voi per cortesia rispettate l’ambiente e mangiate poco, altrimenti andiamo incontro al collasso.

Non avvertite l’ipocrisia di un tale ragionamento?

Ma quindi la colpa di tutti i disastri che ci circondano è di Trump, di Bolsonaro e dei loro simili o non siamo piuttosto noi, tutti noi, specie “homo sapiens”, ad essere i veri responsabili di ciò che accade?

E più in particolare. Lo siamo sempre stati o vi fu un momento nella nostra preistoria in cui deviammo dalla strada maestra per imboccare il vicolo cieco e senza ritorno in cui ci troviamo?

Il secondo capitolo del mio libro Il Cancro del Pianeta è titolato: “Il cervello: l’origine di tutti i mali”. In esso ho cercato di argomentare come il nostro encefalo a un certo punto della preistoria abbia iniziato gradualmente ad accrescersi, fino a consentirci di contravvenire alle leggi di natura (alias, a deviare dalla strada maestra).

È lui il vero responsabile, e con esso tutti noi che lo ospitiamo.

Prendersela con Trump e Bolsonaro o contro il capitalismo e l’industrialismo significa individuare falsi bersagli per cercare di sfuggire alle nostre responsabilità di specie.

Io combatto questi cattivi capi di stato, quindi sto dalla parte dei buoni. Purtroppo non è così!

Solo una teoria che dimostri all’essere umano la sua vera natura di cellula maligna di Gaia può renderci consapevoli della nocività di “homo sapiens” in quanto “homo sapiens”.

A tale teoria ho dato il nome di cancrismo. Spero che possa contribuire a risvegliare le coscienze e quantomeno a rallentare la nostra folle corsa verso il baratro.

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https://ugobardi.blogspot.com/2019/10/il-vero-responsabile.html

https://comedonchisciotte.org/il-vero-responsabile/

Articoli su “Effetto Cassandra”

Articoli di Bruno Sebastiani pubblicati sul blog “Effetto Cassandra

48 – 27 gen 21 – Contra philosophos, ovvero i filosofi e la superiorità …

47 – 15 gen 21 – Una, nessuna, centomila, l’evanescente illusione dell’anima

46 – 05 gen 21 – Spunti per una nuova rivoluzione culturale

45 – 16 dic 20 – Apologia dell’Apofatismo

44 – 04 dic 20 – Il vegetariano seminudo

43 – 09 nov 20 – Istinto di conservazione e Volontà di potenza

42 – 21 ott 20 – “Sapere di non sapere” o “Sapere di non poter sapere”?

41 – 13 ott 20 – Cosa è “contro natura”?

40 – 24 set 20 – Il Cancrismo e l’amore per la vita

39 – 07 set 20 – Perchè no all’estinzionismo

38 – 15 ago 20 – La ripugnanza del sesso (perché ci vergogniamo di certe cose)

37 – 01 ago 20 – Siamo virus o cellule cancerogene?

36 – 24 lug 20 – La adattabilità del genere umano

35 – 18 lug 20 – Liti … eccellenti

34 – 12 lug 20 – Gli Amish, il “popolo semplice” che rifiuta il progresso

33 – 01 lug 20 – Basta scienza!

32 – 20 giu 20 – Cancrismo e libero arbitrio

31 – 15 giu 20 – La retorica del lavoro

30 – 04 giu 20 – L’impero del cancro del pianeta

29 – 24 mag 20 – Sul piacere di rileggersi

28 – 17 mag 20 – Il punto di vista di UniCredit

27 – 07 mag 20 – La torre più alta

26 – 03 mag 20 – Per una rilettura dell’antispecismo

25 – 24 apr 20 – Antivaccinismo e dintorni

24 – 14 apr 20 – La rete che ci sta per avvolgere

23 – 24 mar 20 – Cancrismo e pandemia

22 – 29 feb 20 – Il potere della parola

21 – 19 feb 20 – Il cane, il gatto e io

20 – 01 feb 20 – Aurelio Peccei precursore del Cancrismo?

19 – 25 gen 20 – Il “Dilemma Ostetrico”

18 – 12 gen 20 – Riflessioni sul Cancrismo

17 – 04 gen 20 – Il Green-business che ci aspetta

16 – 22 nov 19 – Un monumento enigmatico

15 – 15 nov 19 – Lettera aperta ai giovani che lottano per la salvezza della biosfera

14 – 31 ott 19 – Il Vero Responsabile

13 – 19 ott 19 – Stop alla Formula 1 e a tutte le altre gare motoristiche

12 – 05 ott 19 – La mescolanza artificiale delle specie

11 – 20 set 19 – Il caso e la colpa: una risposta a Igor Giussani

10 – 31 ago 19 – La rete sinaptica mondiale

09 – 03 ago 19 – E’ meglio essere nati o sarebbe stato meglio non essere mai nati?

08 – 13 lug 19 – La distruzione della Natura nell’antichità

07 – 21 giu 19 – Carne o non carne? Siamo animali vegetariani o onnivori?

06 – 15 feb 19 – Il Cancro del Pianeta Consapevole

05 – 19 dic 18 – Il cancrismo come superamento dell’ecologia profonda

04 – 12 dic 18 – E se tutti gli edifici della Terra fossero monopiano?

03 – 09 nov 18 – La de-differenziazione, o l’omologazione globale delle cellule

02 – 07 lug 18 – Per una nuova rivoluzione culturale

01 – 27 gen 18 – Il cancro del pianeta: una teoria inquietante …