Friedrich Nietzsche

da Verità e menzogna in senso extramorale,
in Opere di Friedrich Nietzsche, Adelphi, Milano 1973, vol. III tomo II, p. 355

“In un angolo remoto dell’universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della “storia del mondo”: ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire.”

da La Gaia Scienza,
in Opere di Friedrich Nietzsche, Adelphi, Milano 1965, vol. V tomo II, p. 152

“224. Critica degli animali. Temo che gli animali vedano nell’uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto animale: vedano cioè in lui l’animale delirante, l’animale che ride, l’animale che piange, l’animale infelice.”

Jean Jacques Rousseau

da Discorsi (1750 – 1754)
BUR Classici, Milano 2015

“[…] le nostre anime si sono corrotte a misura che le nostre scienze e le nostre arti sono progredite verso la perfezione. Si dirà che è una disgrazia particolare al nostro tempo? No, signori: i mali cagionati dalla nostra vana curiosità sono vecchi come il mondo.” (p. 42)

“Popoli, sappiate dunque una buona volta che la natura ha voluto preservarvi dalla scienza, come una madre strappa un’arma pericolosa dalle mani del figlio; che tutti i segreti che ella vi nasconde son tanti mali dai quali vi preserva, e che la pena, che trovate ad istruirvi, non è certo il minore dei suoi benefici. Gli uomini sono perversi; sarebbero peggiori ancora, se avessero avuto la disgrazia di nascer sapienti.” (pp. 49 – 50)

“Se le nostre scienze son vane nell’oggetto che si propongono, sono ancor più pericolose per gli effetti che producono.” (p. 52)

“[…] la maggior parte dei nostri mali sono opera nostra, e noi li avremmo evitati quasi tutti, conservando la maniera di vivere semplice, uniforme e solitaria, che ci era prescritta dalla natura.
Se essa ci ha destinati a essere sani, oserei quasi assicurare che lo stato di riflessione è uno stato contro natura, e che l’uomo che medita è un animale depravato.” (p. 102)

“[…] la conoscenza della morte e dei suoi terrori è uno dei primi acquisti che l’uomo ha fatto, allontanandosi dalla condizione animale.” (pp. 108 – 109)

“[…] che diremo dell’agricoltura, arte che esige tanto lavoro e previdenza; che si collega a tante altre arti, che evidentissimamente non può esser praticata che in una società almeno iniziata, e ci serve non tanto a trarre dalla terra alimenti, che essa fornirebbe pur senza ciò, quanto a costringerla alle preferenze che son più di nostro gusto?” (p. 110)

“Per quanto potesse appartenere a Socrate ed agli spiriti della sua tempra l’acquistar la virtù per via di ragione, il genere umano non esisterebbe più da un gran tempo, se la sua conservazione non avesse dipeso che dai ragionamenti dei suoi componenti.” (p. 125)

“[…] errando nella foresta, senza industria, senza parola, senza domicilio, senza guerra e senz’associazione, senz’alcun bisogno dei suoi simili come senza desiderio di nuocer loro, forse anche senza mai riconoscerne alcuno individualmente, l’uomo selvaggio, soggetto a poche passioni, e bastando a se stesso, non aveva che i sentimenti e le conoscenza adatte a tale stato; non sentiva che i suoi veri bisogni, non considerava che ciò che credeva di aver interesse a vedere, e la sua intelligenza non faceva più progressi che la sua vanità.” (p. 128)

“Le nuove capacità intellettuali, che risultarono da tale sviluppo, aumentarono la sua superiorità sugli altri animali, rendendogliela nota. Si esercitò a tendere loro trappole, li ingannò in mille modi; e per quanto parecchi lo superassero in forza nel combattimento, in rapidità nella corsa, di quelli che potevano servirgli o nuocergli, egli divenne col tempo il padrone dei primi e il flagello dei secondi.” (p. 134)

“In questo nuovo stato, con una vita semplice e solitaria, con bisogni limitatissimi, e con gli strumenti inventati per provvedervi, gli uomini, godendo di grande agio, l’usarono a procurarsi varie specie di comodità sconosciute ai loro padri; e fu questo il primo giogo che s’imposero senza pensarci, e la prima fonte dei mali che prepararono ai loro discendenti; perché, oltre al fatto che continuarono a rammollirsi il corpo e lo spirito, avendo queste comodità perduto per via d’abitudine quasi del tutto la loro piacevolezza ed essendo al contempo degenerate in veri bisogni, ne divenne ben più crudele la privazione che dolce il possesso; e s’era infelici nel perderle, senz’esser felici nell’averle.” (p. 137)

“[…] sono il ferro e il grano gli autori della civilizzazione degli uomini e della perdizione del genere umano.” (p. 141)

da Emilio o dell’educazione (1762)
Edizioni Laterza, Bari 2016

«Tutto è bene quando esce dalle mani dell’Autore delle cose, tutto degenera fra le mani dell’uomo. Egli (l’uomo, n.d.r.) sforza un terreno a nutrire i prodotti di un altro, un albero a portare i frutti di un altro; mescola e confonde i climi, gli elementi, le stagioni; mutila il suo cane, il suo cavallo, il suo schiavo; sconvolge tutto, sfigura tutto, ama la deformità, i mostri; non vuol nulla come l’ha fatto la natura, nemmeno l’uomo …» (p. 51)

Andrea Rayquaza Di Sanzo

Andrea SKualo Di Sanzo

AUTODISTRUZIONE

Quell’ attimo perfetto dello sbattito di ciglia,
Dello sbattito d’ali di una farfalla che s’ignroviglia,
Con il vento e il tempo in una dimensione che si assottiglia,
Tra fango e cemento si combatte nella poltiglia,
.
Sgorga, acqua pura dalla foce che scava la roccia,
Invade la natura e l’attraversa goccia a goccia,
Disseta i viventi nella sfida tra i pericoli,
Peggio esser bestia che viver tra brutti vicoli,
.
Siete ridicoli, vi elenco i vostri limiti,
Che non sareste qui a parlare senza una fotosintesi,
Senza una stella a giusta distanza, che scalda abbastanza,
Mi posso fermare o torno a raccontare ad oltranza?
.
Dai uno sguardo fuori dal pianeta e dopo assimila,
Che tu non sei nessuno e vivi solo su una briciola,
Persi nell’universo ci crediamo troppo grandi
Siamo, diventati tanti e uguaglianze troppo distanti!
.
Autodistruttivi pronti ad oscurare i cieli,
Pronti ad oscurare i mari, a contaminar terreni,
Pronti ad estrarre petrolio, pronti a sradicar foreste
Pronti ad organizzare guerre, pronti comandar tempeste (x 2)
.
Non è il mondo che vorreste forse è ora di cambiarlo,
Si scatenano ire funeste Gaia si sta ribellando,
Dall’ abisso più profondo fino al vulcano più alto,
La nuvola è più carica ed il vento non è calmo,
.
Per la produzione distruzione dell’ecosistema,
C’è una soluzione per il magnate non c’è problema,
Petroliere che buca la crosta, ci scava la fossa,
Siamo autodistruttivi e manco è colpa nostra,
.
Manco ce ne importa, meglio restare zitto,
Siamo schiavi che rinchiudono animali dentro a un circo,
.
Vivo in un mondo finto, fittizio e variopinto,
Dove se non segui l’istinto, puoi ritrovarti estinto,
Siamo il cancro del pianeta, di cui linfa si disseta,
Di cui sfrutta il potenziale, di cui ogni animale piega
.
Al suo volere, per accrescere il potere,
Conquistare i territori arraffare possedere,
La villa lussureggiante, l’auto, i soldi da far vedere,
Termina il concetto di essere si vuole solo avere!
.
Autodistruttivi pronti ad oscurare i cieli,
Pronti ad oscurare i mari, a contaminar terreni
Pronti ad estrarre petrolio, pronti a sradicar foreste,
Pronti ad organizzare guerre, pronti a comandar tempeste (x 2)

 

 

Massimo D’Arcangelo

Massimo D_Arcangelo

IL MESSAGGIO È VIETATO

Il messaggio è vietato.
Obietto e getto inchiostro
nero su rosso: sangue che
scorre ovunque persistente.

Carne nata prodotto
venduta prima di essere
concepita. Morte programmata.
Avidità promossa dall’Umanità.

Il messaggio è vietato
omesso ai minori
nascosto alle masse
ai consumatori.

150miliardi di cuori
trucidati dal proprio ego.
Morte calcolata: 5mila
vite sgozzate al secondo.

Il messaggio è vietato.
Delicato il contenuto.
La Chiesa sostiene
il sacrificio e ne fa un rito.

Il massacro consolidato
legalizzato dai Governi
approda sulle nostre tavole.
Atto ultimo. Supermercato.

Soldi spesi per far propri
pezzi di esseri dissenzienti
da congelare, mangiare.
Divoriamo letteralmente

il nostro futuro, il tempo
di chi verrà e di chi resta.
La terra è nuda e dura, il cielo
sempre più basso. Il cancro

è il riflesso delle nostre scelte.
Il cancro del Pianeta siamo noi
ma il messaggio è omesso
vietato, nascosto alle masse.

Il Sito di Massimo D’Arcangelo

libro ecopoesia

Un libro di Ecopoesia scritto da Massimo D’Arcangelo, Anne Elvey e Helen Moore, con prefazione di Serenella Iovino